
C’è un altro super eroe da incontrare.
Anche lui ha fatto un lungo viaggio.
Giovanni ha ventisette anni e da due anni indossa l’armatura per andare al fronte in prima linea, a combattere. C’è anche la sua mamma con lui. Con Caterina si conoscono già da un po’ di tempo. Il guerriero ha una gamba di ferro, che al momento non si nota quasi perché ha una protesi con la forma anatomica che ricalca esattamente la fisicità del suo arto.
Caterina è accorsa appena ha saputo che erano arrivati dalla loro terra: la Puglia.
Sono saliti dentro il mondo fiabesco.
Giovanni è un adulto, ventisette anni sono già una bella età, ma si è tuttavia tutti quanti contagiati dalle favole di Caterina, compreso lui che alle storielle non crede ormai da tempo.
Il giovane Pugliese ha un sogno, alla zia lo ha rivelato qualche tempo fa: vorrebbe andare a Coverciano, dove si allena la Nazionale di calcio, desidererebbe conoscere soprattutto uno dei suoi idoli, Chiellini, e il C.T. mister Mancini.
Anche a lui gli occhi si illuminano come è successo a Lavinia.
È incredibile come Caterina faccia questi miracoli. Giovanni ama giocare a pallone. Era pieno di energie quando da un giorno all’altro c’è stato un arresto improvviso, uno stop che ha decretato che da quel momento il percorso intrapreso avrebbe dovuto prendere un indirizzo diverso e inaspettato. Un viaggio complicato e soprattutto doloroso, che non si può che percepire innaturale e non fisiologico per la sua giovane età.
Chi decide e come mai capita questo? Ecco le domande che affiorano spontanee, quelle di cui parla Caterina. Sono inevitabili, è impossibile non cadere nella trappola dei “come mai?”. Eppure Giovanni mostra una gioia incontenibile, si vede bene che non sta più nella pelle. Non si ricorda dello strano taglio che ha fra i capelli: là dove lo hanno rasato per la terza operazione alla testa, i ciuffi stentano a rinascere. Le operazioni sono venute dopo che già il suo corpo era stato provato dalla mutilazione della gamba. L’ospite, invadente, non ha voluto mollare e si è riproposto un’altra volta e poi un’altra volta ancora. Ma anche Giovanni non ha smesso di mostrare i suoi bei denti bianchi, tracciare un sorriso sulle sue labbra carnose e continuare a cacciare il mostro dal suo giovane corpo. Ha deciso che la battaglia si deve continuare a combattere finché è possibile.
Sistema la gamba con la protesi con tranquillità, ma non pensa a quella, la sua mente è rivolta a quel desiderio che sta avverando.
Come si fa a non chiamarli miracoli questi? Distogliere il pensiero da ciò che sarà domani e pensare solo al momento attuale, come unica realtà da vivere.
Ci scappano pure le battute.
«Ma come?! Tra passare un giorno intero con la tua fidanzata e trascorrere una serata con la squadra di calcio dell’Italia, preferisci quest’ultima?!».
Giovanni ha riso alla domanda di zia Caterina.
«Ehh, ma è il sogno che ho da sempre! La mia fidanzata la vedo quando voglio».
La risata e la gioia sono contagiose, persino il suo sogno.
Giovanni non dà troppa importanza a questo domani, che invece nella terra dei comuni mortali rincorriamo affannosamente, ossessionati a prepararci, ad accogliere al meglio un futuro che immaginiamo nella nostra mente.
Lui ha smesso da tempo di rincorrere il domani, anche se ha comunque deciso che l’anno prossimo si sposerà con la sua fidanzata. Ora però pensa a questo presente, perché è quello che può essere sicuro di vivere al momento.
Sua mamma lo guarda in continuazione. Ha un sorriso fragile sulle labbra e le palpebre sono stanche per quel fardello pesante da portare. Guarda il suo guerriero, ne scruta con attenzione i movimenti. Si capisce la sua ansia, anche se vuole apparire allegra. Di certo comunque è felice per quel dono che la zia regala senza nessuna condizione o complicazione.
Caterina fa quello che c’è da fare e basta. Si mette alla guida del suo cab e va esattamente là dove le si chiede di andare. Non si scompone, non indugia di fronte alle possibili difficoltà. Si sente comunque forte, o questo fa apparire, mascherando le proprie fragilità. Dalla sua parte c’è quell’essenza che si può chiamare Dio o energia positiva o convinzione o qualunque altro nome si voglia dare alla sensazione che ciò che si sta compiendo avrà esito positivo. Questa è la sicurezza che lei manifesta sempre.
Nella sua apparente follia e testardaggine, con i suoi super eroi esprime con i fatti il messaggio più importante: perseguire sempre il proprio sogno e non arrendersi. Questa è la corsa che lei intraprende ogni giorno. Una corsa continua non a rincorrere falsi ideali, ma a rendere possibile qualcosa che, fino a quel momento, sembrava irraggiungibile.
Dal libro di Alessandra Cotoloni “Milano25. In viaggio con zia Caterina, una rivoluzionaria dei nostri tempi”





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